Ma quale Gism vogliamo davvero?

Scrivo questo post sul nostro blog spinto dalla pressione di alcuni soci della nostra delegazione, parecchi dei quali ormai da molto tempo mostrano una certa insofferenza verso la componente “nazionale” del  sodalizio. Ho cercato in questi mesi di ascoltare le ragioni di tutti, anche di chi chiede la costituzione di un’associazione alternativa al Gism, magari assieme agli amici francesi d’oltralpe, con i quali, è innegabile, sussistono solidi legami di continuità culturale e linguistica. Pur comprendendo una parte di queste ragioni, affermo che è dovere di tutti i soci lavorare per cambiare il Gism e non per distruggerlo o dividerlo. E’ vero però che ormai da parecchio tempo subiamo uno stallo “nazionale” che non può in alcun modo essere colmato dalla vivacità di alcune delegazioni più operose, tra cui mi sia concesso d’inserire soprattutto la nostra. Sono convinto che per il nostro sodalizio – nato a Torino – sia giunto il momento di liberarsi da quell’autoreferenzialità cui pare essere condannato ormai da qualche tempo. Non si vuole con questo negare la considerazione o il prestigio di cui esso gode in alcuni ambiti, frutto di un lavoro che ha visto spesso come regista unico il nostro amato presidente. E’ però fin troppo evidente che in un contesto complesso e variegato come appare l’alpinismo di oggi, gli sforzi e le iniziative affidate al carisma di un unico punto di riferimento siano del tutto insufficienti. E non si dica che non è così: basta parlare con la maggior parte dei nostri soci attivi per sincerarsi di quanto questa sia una sensazione condivisa dai più, senza parlare poi dei “numeri”. Agli incontri o alle tavole rotonde da noi proposte pur in ambiti importanti, la partecipazione è, infatti, strettamente garantita dalla presenza dei nostri soci (pochi). Si ha poi la sensazione che ci si insabbi in reducismi e in celebrazioni  mentre occorrerebbero stimoli e tematiche nuove che, sia chiaro, non devono riguardare semplicemente l’alpinismo e il suo contesto etico, ma anche guardare con rinnovata sensibilità alle nuove tendenze artistiche e scientifiche inerenti la montagna. L’alpinismo odierno, per di più, è distante anni luce dalle visioni etiche dettate dall’età media di alcuni nostri pur autorevoli soci, cui si riconosce certamente un ruolo importante ma che non possono cogliere sensibilità e sfumature su cui costruire le future sfide etiche, dove il nostro Gism può ancora ricoprire un ruolo importante e non marginale. So che questa mia affermazione determinerà un sussulto in alcuni amici ma purtroppo i fatti sono questi e nessuna attuale iniziativa locale – rivendicata a gran voce da qualcuno – può essere considerata sufficiente ai fini di una vera svolta. Ciò che serve sono idee nuove, persone nuove, un consiglio che pur mantenendo legami e con la nostra storia abbia il coraggio di agire in modo più incisivo a livello nazionale, favorendo la coesione dei soci ed evitando pericolose periferizzazioni dell’apparato dirigente. Bisogna attuare una strategia che avvicini e prepari i consiglieri di domani, che devono riconoscere nei nostri soci più autorevoli e anziani un esempio e non essere soffocati dal loro carisma. Rispetto non significa totale sottomissione. Si ha, invece, l’impressione che serpeggi una certa paura nel contraddire certe linee, anche quando queste appaiono del tutto controproducenti per il nostro gruppo. E’ un’impressione condivisa da molti soci che, negli ultimi tempi, ci si sia un po’ troppo affrettati a distribuire cariche di un certo peso, decisioni queste spesso non supportate in modo convincente neppure dalle caratteristiche richieste per ricoprire tali ruoli.  Vorrei inoltre rimarcare nuovamente come la possibilità di relazione con il sodalizio da parte dei nostri soci sia costretta agli unici appuntamenti annuali che possiamo ormai definire “istituzionali”. Da parecchio tempo si denuncia l’insufficienza di un sito-blog nazionale che dovrebbe costituire oltre che un veicolo d’informazioni sempre aggiornato, anche una comune piattaforma per uno scambio d’idee nel più sincero spirito costruttivo. L’attuale sito web che si annunciava come elemento risolutivo e rispondente alle numerose critiche rivolte in passato, continua invece a rivelarsi uno statico strumento povero d’informazioni e non idoneo a un’associazione che intenda ritenersi al passo con i tempi. Cari amici del consiglio e cari consoci, non è più tempo d’indugiare oltre, pena la pesante perdita di altri membri importanti per la nostra vita sociale o addirittura di dolorose scissioni. Spero d’aver dato voce a quanti non osano “mostrarsi contrari” in pubblico ma anche di aver richiamato ad altre soluzioni quelli che auspicano il perseguimento di una “via” al di fuori del Gism. Voglio al contrario sperare che si possa trovare il modo di rinnovare una via comune com’è stato per oltre ottant’anni, forti di nuovi stimoli e di nuovi obiettivi. Se questa mia critica dovesse, al contrario, essere oggetto di “anatema” come già successo in certe occasioni del passato, saprò (o sapremo) comportarci di conseguenza.

Marco Blatto

Delegato del Piemonte e della Valle d’Aosta

                    

 

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3 pensieri su “Ma quale Gism vogliamo davvero?

  1. Buona sera marco,
    leggendo il tuo post il primo pensiero è stato “Si sfonda una porta aperta”. Come sai bazzico dalle parti del GISM soltanto dal 2010, e sempre mi sono chiesto come mai una associazione di scrittori rimanesse ancorata a un sito internet ingessato e a poche altre missive assai laconiche. Perplessità che si è riassunta nel decidere di rinnovare la tessera nel 2015, stante l’inconsistenza di quanto il GISM proponeva. Per un verso, leggendo il post, mi sono reso conto di essermi – felicemente – sbagliato: il GISM (oppure, “un” GISM) non è solo quel che pensavo, ma c’è un vento vivo che spira. Bene, sono contento, sento l’impulso di seguire questo vento. A presto.
    Gianpaolo Castellano

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  2. Sono perfettamente d’accordo con quanto scritto da Marco Blatto nell’articolo “Ma quale Gism vogliamo davvero?”. E’ necessario un rinnovamento con persone giovani che guardino al futuro se non vogliamo che il GISM muoia di “inedia”. Penso sia utile il ricordo del passato per quanto è stato fatto dagli scrittori di montagna, ma penso che sia giunto il momento di valorizzare il GISM con tutte le tecnologie moderne e le iniziative mediatiche che solo i giovani possono intraprendere.
    Renato Rivelli

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  3. Caro Marco, mi rivolgo a te e per conoscenza ai soci del GISM.
    Ho letto con attenzione il tuo post e non posso che condividere pienamente quanto hai scritto. In particolare mi trovo in perfetta sintonia quando affermi che è dovere di tutti i soci lavorare per cambiare il GISM e non per distruggerlo o dividerlo. La situazione di stallo “nazionale” va quindi cambiata e possibilmente in fretta. Non ho bacchette magiche e nemmeno la presunzione di proporre facili e sicure soluzioni che possano essere condivise dai più. Credo però che le cause di quanto accade siano essenzialmente due, fra loro collegate. In molte associazioni, compreso il nostro sodalizio, in genere sono in molti a pretendere e in pochi disposti a dare e questa è la prima causa. Conseguentemente, per coloro che assumono incarichi e si impegnano e si sacrificano l’associazione diventa una cosa loro, una loro creatura e questa è la seconda causa. Quando ciò si verifica, per chi sta al vertice, è più facile difendere a oltranza le proprie idee piuttosto che aprirsi all’avanzare del nuovo. Mi auguro quindi che il GISM diventi più innovativo, più dinamico e sensibile a tutti i cambiamenti che riguardano la montagna e sia sempre in linea con le aspettative dei soci.
    Un saluto
    Flavio Chiarottino

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