Serate di montagna al “Salewa Store” di Genova

Continua il ciclo di “Serate di Montagna” curate dal nostro Socio Accademico e Delegato della Liguria Christian Roccati. Gli incontri vertono sull’affascinante tema: “Storia dell’alpinismo e della scalata e armonia del movimento e dell’arrampicata”.

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Ricordando Franco Grottanelli

L a Città di Avigliana, Il Club alpino italiano Sezione di Avigliana, il Gruppo italiano scrittori di montagna, organizzano una due giorni in ricordo dell’accademico Franco Grottanelli, già fondatore del Club alpino accademico aviglianese (poi confluito nel Caai nel 1922)

L’evento è organizzato grazie all’iniziativa dei nostri soci piemontesi Arnaldo Reviglio e Lodovico Marchisio.

Ecco il programma:

Venerdì 22 maggio 2015:

 

Dalle ore 14.30 alle 18.30: accoglienza dei partecipanti presso l’Ufficio del Turismo (corso Laghi 389) e sistemazione (ricettività locali). Successiva eventuale visita o alla locale palestra di roccia, dove hanno arrampicato personaggi di rilievo dell’alpinismo italiano, o ai ruderi del Castello Sabaudo.

Ore 19,30: Cena tipica presso il Ristorante San Michele (via Umberto I° – centro storico) al prezzo di 25 € (antipasto, primo, secondo, dolce, bevande e caffè) a carico dei partecipanti.

Ore 21: Serata presso la Sala Consiliare (piazza Conte Rosso 8) ove Irene Affentranger presenterà l’accademico Franco Grottanelli. Sono previsti altri interventi (coro, proiezione filmato di montagna, etc.)

 

Sabato 23 maggio 2015:

 

Ore 9.15: Ritrovo presso il parcheggio di via Oronte Nota/via Don Alberto Milano.

Successiva visita alla Chiesa di San Pietro (sec. XI) con ciclo affrescato (sec. XIV/XV) e cimitero monumentale.

Ore 10.00: Partenza escursione, visita al Santuario Madonna dei Laghi (sec. XVII) e proseguimento per il percorso circumlacuale ed il sentiero CAI 150°.

Ore 12,30/13: Pranzo al sacco.

Ore 14/14.30 circa: Dopo essere transitati per Monte Capretto e Pietra Piana (con l’adiacente caratteristico monolite del “Roc” omonimo) si raggiunge la cima delle Rocce dove sarà scoperta la targa in ricordo di Franco Grottanelli e saranno inaugurati 2 pannelli panoramici.

Ore 16/16,30: Arrivo al Dinamitificio Nobel. Visita guidata all’ecomuseo e saluti di commiato. Possibilità di assistere all’evento speciale in occasione del centesimo anniversario dello scoppio della prima guerra mondiale “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Karl Kraus, uno spettacolo di Marco Alotto sul tema de “la grande guerra”.

 

Au bout de la corde, la vie, la mort

Au bout de la corde, la vie, la mort...

A 9 anni dalla scomparsa di Stefan Cieslar a causa di una valanga,  durante una spedizione francese sul Ganesh VII, esce postumo questo suo libro per i tipi di Glénat. Di origine polacca ma naturalizzato francese, Stefan maturò a soli tre anni la passione per la montagna e l’alpinismo frequentando i Monti Tatra con gli sci. Trasferitosi in età giovanile dapprima a Parigi, si formò alla selettiva scuola dei massi di Fontainebleau e sulle pareti delle Calanques, per poi bruciare rapidamente le tappe del suo alpinismo sul massiccio del Monte Bianco, negli Ecrins e sulle montagne extraeuropee. Divenuto guida alpina, entrò anche nel prestigioso GHM in considerazione della sua attività di alto livello realizzata non solo come professionista. Il libro raccoglie dodici scritti in cui si evincono tutti gli interrogativi di stampo metafisico che riguardano quegli alpinisti che sanno guardare oltre la semplice passione sportiva, ricercando una via “ideale” verso la vetta e la meta.

L’equilibrio del Gigante -quando la montagna è emozione

I “grandi” romanzi di montagna difficilmente finiscono con l’appartenere a chi li legge. Certo, possono essere coinvolgenti come o assai di più di una pellicola cinematografica ben realizzata. Le storie, i protagonisti e le situazioni sono però come delle belle immagini proiettate su uno schermo sufficientemente lontano dallo spettatore. Le grandi storie potranno dunque segnare anche profondamente un lettore ma non farlo sentire del tutto parte della vicenda stessa. Vi sono al contrario “piccole storie” che fuggono dalle grandi imprese e dagli uomini fuori del comune, che raccontano invece di luoghi e di situazioni a noi molto vicini. Vi riconosciamo l’inesorabile e impietoso scorrere del tempo, gli amori impossibili e gli amori perduti, una nitida geografia degli affetti la cui forza sopravvive agli anni e alla lontananza. L’”equilibrio del gigante” si gioca così sul filo di scelte di vita precise, senza compromessi. Diviene stabile e forte quando i giorni memorabili si scandiscono nella serenità delle amicizie, dell’amore, delle corse sulle montagne dell’anima. E’ fragile, invece, quando i giorni grandi finiscono e il dolore diviene l’espiazione di una colpa che, inesorabilmente, si ricerca in fondo al proprio essere a ogni costo. Renè Daumal sostiene nel suo romanzo incompleto che ciascuno possiede il suo “Monte Analogo”. Per Sergio, il protagonista della storia, questo monte s’identifica in qualche modo nel “Re di Pietra” che domina l’arco alpino piemontese. Attorno a questo ruotano i sogni giovanili e i rapporti semplici e genuini con persone schiette e senza maschera. Nel momento dello smarrimento e dello sfaldamento dell’equilibrio esistenziale s’impone la comprensione di due figure quasi arcaiche, una con valenza paterna e l’altra materna, lucide metafore del legame del protagonista al “gigante”, mentre ogni individuo esterno è superfluo, quasi ostile.  Non spaventano Sergio né la malattia né la morte, anzi, quasi sono gli stadi liberatori da una sorta di schizofrenia malata e da un male di vivere che ha provato soltanto chi ha subito una perdita insopportabile. L’ultima immagine dei due ragazzi che “saltano” sul treno in cerca delle loro avventure restituisce però un motivo di speranza. Ogni esperienza materiale e umana termina prima o poi, nel bene o nel male, ma laddove vi è chi si congeda altri sono pronti a tessere una storia nuova, a ricercare il proprio equilibrio perennemente in bilico tra sogno e realtà. E’ questo un libro che propone una scrittura didascalica e chiara, che non cade negli stereotipi e rifugge dall’inevitabile recit tipico degli autori che sono pure alpinisti. Una vicenda che emoziona e che spesso commuove, in cui è altrettanto facile scorgere la genuinità dei tratti autobiografici e i riferimenti a persone fisiche reali, di ieri e di oggi. Da non perdere.

Marco Blatto – Accademico Gism
001 Luca Frisoni – L’equilibrio del gigante

Editrice il Punto –  Piemonte in bancarella, 2014, pp.219

7ème Piolet d’Or Carrière

Testo ribloggato da: http://www.pioletsdor.com

Le septième Piolet d’Or Carrière sera attribué cette année à : Chris Bonington

Photo: Chris Bonington Picture Library

 

 

Né en 1934, Chris Bonington commence l’escalade à 17 ans. Il participe à une ascension précoce du pilier Bonatti aux Drus, dès 1958. Très vite, il est appelé à participer à des aventures himalayennes : il touche le sommet de l’Annapurna II (7927 m) en 1960, puis celui du Nuptse (7861 m) en 1961. Puis les premières s’enchaînent : le Pilier Central du Frêney au mont Blanc (1961, avec Don Whillans, Ian Clough et Jan Dlugosz), Tour Centrale de Paine (Patagonie, 1963, avec Don Whillans), Pilier de droite du Brouillard (1965, avec Rusty Baillie, John Harlin, Brian  Robertson). En 1966, devenu reporter-photographe, il couvre l’ascension de la Directissime de l’Eiger, apportant son aide à l’équipe de John Harlin.

En 1970, les himalayistes profitent de la réouverture du Népal pour se lancer dans l’escalade des parois les plus techniques des géants de la Terre. Chris Bonington réunit une forte équipe sur la face sud de l’Annapurna, qui place Don Whillans et Dougal Haston au sommet. Il organise en 1975 l’expédition qui résout le problème de la face sud-ouest de l’Everest. Entre-temps, il a gravi au Garhwal le Brammah 1 (6411m), et le Changabang (6864m). En 1977, Chris Bonington est au sommet du Baintha Brakk (7285 m) avec Doug Scott, qui se brise les chevilles au début de la descente. Les deux hommes mènent une des plus extraordinaires descentes de l’histoire de l’Himalaya. En 1981, il est au Kongur (7719 m), pour la première de cet énorme sommet de Chine. En 1983, il ouvre avec John Fotheringham, une voie rocheuse technique sur le Shivling (6543 m). Il a pendant ce temps organisé une expédition à la face ouest du K2 (1978) et à l’arête NE de l’Everest (1982). Suivront deux expéditions au Melungtse, le Vinson en 1983, et l’Everest, dont il atteint le sommet en 1985…

Les réalisations de Chris Bonington ont marqué l’alpinisme, dans les Alpes comme en Himalaya. Il a publié de nombreux livres, traduits dans de nombreux pays. Homme d’entreprise et de communication, il est honoré par le Royaume Uni, qui lui décerne de nombreuses distinctions. Il est anobli en 1996. En 2014, pour fêter ses 80 ans, il est retourné gravir une de ses plus célèbres escalades : Old Man of Hoy, une tour spectaculaire des Orcades dont il avait fait la première ascension en 1966, et où il avait organisé une grande émission pour la BBC en 1967.

C’est un alpiniste brillant et passionné qui prend place cette année parmi les titulaires du Piolet d’or Carrière.

Ricordo di Dino Dibona

Dino Dibona

All’inizio di dicembre 2014, ho ricevuto una telefonata di Dino che mi informava di essere ricoverato in ospedale per un controllo. Alcuni giorni dopo mi richiama per farmi sapere che si era aggravata la sua situazione e che non avrebbe più utilizzato il telefono.

Ci siamo lasciati con l’augurio di una pronta ripresa.

Purtroppo alcuni giorni prima di Natale, Dino “.. è andato avanti”.

Una decina di anni fa leggendo il Dizionario Universale delle Alpi, sono rimasto colpito dalla genialità dell’Autore. L’ho rintracciato telefonicamente, ci siamo conosciuti e confrontati, è nata una profonda amicizia.

Diventato accademico del Gism, si è impegnato partecipando ad ogni iniziativa, e la sua collaborazione è culminata con l’organizzazione del Convegno a Cortina del maggio del 2009. Uno dei più belli e organizzati nella storia del Gism. Al premio di poesia si è avuta la più alta partecipazione di concorrenti nella storia del Gruppo, oltre 200 da ogni parte d’Italia.

Premio acquistato a sue spese, così come il vessillo del Gruppo.

A causa della scarsa lungimiranza di parte dei componenti il Consiglio il premio non è proseguito l’anno seguente, e ciò ha amareggiato Dino che da quel momento si è appartato rinunciando ad ogni iniziativa.

A tale proposito sono in possesso delle comunicazioni epistolari in merito che Dino ha inviato. Lettere che non hanno mai avuto risposta. Lettere che mi riservo di leggere alla prossima Assemblea.

Ritorniamo all’attività culturale di Dino:

Laureatosi in Pedologia diventa docente a contratto presso l’università di Padova.

Per incarico della Fao viene inviato in vari Paesi africani e in Sud America.

Pubblica vari libri su queste sue esperienze

Pubblica libri di poesia come Onoràda, Bonnazènes e Malgrètes.

Inoltre pubblica la “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità delle Dolomiti”, il “Dizionario universale della montagna”, “Storie e personaggi delle Dolomiti” e “Tutto quello che vorreste sapere sulle Dolomiti” ecc. ecc..

Poeta, scrittore, esploratore, alpinista, ricercatore cultore della lingua ladina, uomo di grande cultura.

Un Grande della montagna.

Al momento del suo ultimo viaggio è stato ricordato dalla stampa regionale e dalle istituzioni della sua Cortina. Il Cai di Trieste con la sua sezione XXX ottobre gli ha dedicato una intera pagina della sua pubblicazione “Alpinismo triestino” a firma Roberto Fonda.

Come per un altro Grande  della montagna, Rolly Marchi,  è stato completamente ignorato nelle pubblicazioni del Gism.

 

Sergio Pessot – Accademico Gism